Il bambino prenatale

 di Gabriella A. Ferrari

 

Negli ultimi decenni, gli studi scientifici sulla vita prenatale si sono straordinariamente moltiplicati. Si sta configurando gradualmente  il ritratto di un feto/bambino dalle caratteristiche inimmaginabili fino a pochi anni orsono.

Ora non possiamo più ignorare che è un essere sensibile e intelligente, le cui caratteristiche psicofisiche sono inscritte solo in parte nel suo patrimonio genetico sin dal concepimento.

Per esempio, l’intelligenza del bambino è dovuta per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi è data dagli stimoli e dalle esperienze ambientali.

Negli anni ’80, ’90 e soprattutto in quelli dal 2000 in poi, medici, psicologi, ostetriche, biofisici, sociologi, studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo, hanno presentato i risultati delle loro ricerche e delle loro esperienze ed è emerso chiaramente non solo che il feto è sensibile ed ha capacità di memorizzazione e di apprendimento ma, soprattutto, che le esperienze vissute nel grembo materno modellano, dopo la nascita, i comportamenti del bambino nei confronti di se stesso, della relazione con la madre e con il padre, oltre che del suo atteggiamento verso la vita in generale.

Il feto/bambino è un essere umano a tutti gli effetti, in grado di provare sentimenti ed emozioni, udire, gustare, reagire coerentemente agli stimoli ed interagire con i genitori.

Gioisce e soffre. L’espressione di pianto è stata registrata già durante la 21esima settimana di gestazione.

Il bambino intrauterino è socievole, comunicativo ed è in grado di interagire affettivamente anche con il padre e con figure di riferimento particolarmente care alla sua mamma.

Inoltre i risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che le emozioni della madre si comunicano al nascituro via empatica ma anche via battito cardiaco e via ormonale sin dalle prime settimane di vita. Se ad esempio la frequenza cardiaca materna è stato accelerata da una forte emozione, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente rispetto a prima.

L’ansia e lo stress della madre inducono nella gestante delle variazioni nel suo sistema endocrino e conseguentemente gli ormoni dello stress, catecolamine ed adrenalina, invadono il sistema del bambino rendendolo nervoso ed agitato, in pratica, facendo entrare pure lui in stato di stress.

Per contro un benefico e rivitalizzante flusso di endorfine viene inviato al figlio ogni volta che essa lo pensa con amore ed è felice.

Il bambino prenatale non ama i contesti ambientali che gli propongono situazioni sgradevoli e rumori improvvisi. In risposta agli stimoli, e in base al loro gradimento, il feto/bambino sorride, ammicca con gli occhi, sbadiglia, oppure scalcia, fa le smorfie o decide di ignorare lo stimolo addormentandosi o girandosi di schiena.

Da tutti gli studi e le ricerche emerge che il bambino ha bisogno di essere desiderato, accettato ed amato sin dalle sue prime settimane di vita intrauterina non soltanto dalla madre ma da entrambi i genitori congiuntamente. Quindi occorre che essi gli mandino positivi messaggi di accoglienza, gli parlino spesso e amorevolmente, specialmente a partire dal 4°, 5° mese, che lo cullino e lo accarezzino, facendolo sentire parte della famiglia e non “in attesa di partecipare”.

Tutte le situazioni di cui sopra, in positivo o in negativo, influiranno sulla salute psicofisica del bambino e sulla costruzione del suo carattere e della sua personalità.

In un’epoca in cui si parla dell’ importanza di tutelare i diritti dell’Uomo e del Bambino, non parrebbe logico pensare che il primo diritto di un essere umano è quello di essere desiderato e amato e quindi che gli siano proposti un concepimento, una gestazione ed una nascita in grado di offrirgli, sin dall’inizio del suo cammino, le migliori premesse e le condizioni più favorevoli per la sua evoluzione?

“Se un bambino

durante i nove mesi della sua vita intrauterina

è stato desiderato

perché è stato concepito responsabilmente,

durante la gravidanza ha ricevuto l’accettazione e la gioia materna …

perché era desiderato,

è stato ascoltato …

perché i suoi genitori sapevano che era capace di comunicare,

si è sentito capito …

perché è stato ascoltato,

è stato accudito …

perché è stato desiderato, accettato, ascoltato, capito e coccolato,

questo bambino che è sempre stato accolto,

nascerà e crescerà pensando di valere molto,

si rispetterà e amerà se stesso,

perché è sempre stato rispettato e amato

sin dall’alba della sua esistenza

quando per la prima volta si  è affacciato alla vita

nel grembo di sua madre

Brano tratto da “La comunicazione e il dialogo dei nove mesi” di Gabriella A. Ferrari.
Per Approfondire (bibliografia)