Bonding = Legame

Parlare di legame non è sempre facile, talora si abusa di questo termine; esiste ormai una scientificità dello studio circa i legami, i rapporti causa-effetto, l’empatia, la risposta ad uno stimolo. Ma non è di questo che voglio dire… mi piacerebbe qui passare il sapore del bonding, la sua essenza.
Quando nasce il rapporto con un bambino prenatale? A chi serve? A cosa serve? Che attori coinvolge?

Il primo momento in cui il pensiero ci prefigura un’immagine che ci vede esplicitare attivamente un ruolo genitoriale si perde probabilmente in giorni lontani, in istanti antichi di gioco in cui ci siamo presi cura di una bambola, di un orsetto ed abbiamo sofferto per lui, con lui; abbiamo rivelato i nostri segreti, ci siamo rappresentati in una relazione pseudo genitoriale; ci siamo innamorati del bimbo del banco accanto e l’abbiamo vestito da principe azzurro, dipingendoci domani a fianco a lui come “mamma papà”. Lì nasce il legame, lì scorre il primo istinto a procreare a cercare il passaggio da oggetto di cura a fornitore di cura; o quanto meno a oggetto disposto a scambiare cure e a ricevere godimento dall’atto di occuparsi di un altro.
Questo è sentire un legame, leggersi come disposti ad interagire, figurarsi in un interscambio.
Quando una coppia pensa di divenire genitoriale si crea uno spazio mentale nel quale prende vita un bambino virtuale, prima ancora che esista un essere biologicamente formato, nella mente di quella coppia si forma un legame con il bambino sognato, voluto, desiderato. Nascono dapprima due bimbi uno della mente del padre ed uno in quella della madre e poi un terzo, il bambino reale. Colui che prende davvero uno spazio nel corpo della donna e sposta i suoi confini di individuo per renderla capace di accogliere una vita, altro da lei e pure così terribilmente unito.
La madre è legata al padre del nuovo arrivato; quest’ultimo accoglie la sua compagna in una nuova veste e diventa protettore della vita che cresce in lei. Questo è il bonding, il legame. L’antica magia si è attivata, nella triangolazione di energia si esprime la genitorialità.
Va da sé che il primo periodo di accoglienza della nuova dimensione è estremamente diverso per uomini e donne ma non meno intenso è il legame dell’uno e dell’altra nei confronti della vita in arrivo. Nella donna cresce la nuova creatura, ella avverte le modificazioni fisiche e mentali. Il bambino sta nel suo corpo e nella sua mente; è qualcosa di viscerale e di interiore. Il padre vive una diversa dimensione del legame: il bambino è nella sua mente e nel corpo della sua compagna; lei racchiude in sé la vita in formazione; una vita derivata dalla fusione dei loro patrimoni genetici. Quel corpo desiderato è ora contenitore del proprio “proseguire”; accoglie parte del futuro, di quanto rimarrà. Diviene, ancor di più se prima già lo era, territorio da proteggere.
Il piccolo dal canto suo sta crescendo nel ventre di sua madre ed attraverso lei è in relazione con il mondo. L’ambiente uterino è la base sicura dalla quale permettersi di esplorare; e attraverso le letture dei messaggi che arrivano dalla madre che il nascituro sintonizza il suo essere ed inizia la formazione dei primi legami con il mondo che lo aspetta. Bonding è quindi energia che contiene e si sposta da esplorazione interiore a legame empatico.
Passare da bonding inconsapevole a consapevole è cruciale; fare propria la consapevolezza di una storia che inizia dal pensiero di dare nuova vita, intesa come esistenza relazionale e non ridotta ad un mero evolversi di organismo pluricellulare.
Per i genitori, l’inizio della trasformazione coincide con l’esito positivo del test di gravidanza (o forse anche prima) e questo è il momento che segna il confine, nulla sarà più come era.
Bonding consapevole e anche la ricerca della relazione con il bambino prenatale; un rapporto emotivamente fortissimo e decisamente impattante. Il tentativo di “tuning” costante col bimbo nella pancia favorisce la presa di coscienza del fatto che la vita informazione ha il diritto di essere ascoltata ed è dotata di propria individualità.
Bonding è consapevolezza di legame e non di possesso, è il senso dei propri ed altrui confini, educarsi ad accogliere attraverso un percorso attivo di competenze, conoscenze, scelte e sensazioni.
Impadronirsi della storia di quella gravidanza, di quello specifico percorso, oltre a facilitare il legame con il bimbo una volta venuto al mondo, nell’ottica di un re incontro, è fornire a se stessi la prova di quel passaggio che vede la nascita alla genitorialità, a quella specifica genitorialità, unica e irripetibile.


Per gentile concessione di Cristina Fiore