Gravidanza, feto e storia

Riassunto ragionato della relazione di Marie-France Morel

Gravidanza, feto e storia [1]
Il lavoro ci propone uno scorcio circa il vissuto della gravidanza dal medioevo ai giorni nostri.

Marie Morel parte con la considerazione che la gravidanza è per la donna d’altri tempi un momento in cui si rispettano credenze e tradizioni, in cui la donna è  sottomessa a divieti così come a consigli e ingiunzioni di famiglia e vicinato. Direi che anche oggi la gravida è immersa in un flusso di informazioni più o meno scientifiche e fondate circa il miglior modo di compiere il viaggio che la porterà a dare alla luce suo figlio.

Oggi la maggior parte delle gravidanze sono desiderate e programmate da coppie responsabili che vogliono avere un buon controllo sulla propria vita; un tempo il periodo dell’attesa era spesso accettato in modo passivo, vissuto in un clima di routine, di rassegnazione e di solitudine (non ne era affatto un affare del marito): bisognava fare figli e passare attraverso questo percorso come se nulla dovesse cambiare.

Ancor oggi molte, troppe donne vivono un’attesa non completamente consapevole in cui l’ignoranza di un tempo è spesso sostituita da un’eccessiva medicalizzazione, delegante, e riempiente quella solitudine spesso lamentata.

Incertezze sull’inizio e termine della gravidanza.

Un altro tema dibattuto era quando iniziasse con certezza la gravidanza. Tempi addietro molte donne invischiate tra allattamento di prolungati e gravidanze tra loro ravvicinate, non sapevano quando erano rimaste incinte. Fino ai recenti esami delle beta gonadotropine[2] e delle ecografie, la certezza della nuova vita dava segni tardivi (quando iniziava a vedersi il ventre più gonfio o quando la donna avvertiva in dubbi movimenti nel suo grembo).

Ippocrate[3] definisce l’epoca dei primi movimenti fetali differenziando tra maschi e femmine (quattro mesi per la femmina e tre mesi per il maschio). Per i  teologi e i medici d’un tempo il concepimento, momento in cui si mescolano semi maschili e femminili, non dava luogo che ad un ammasso informe di latte e sangue.

Fino al 18º secolo si pensa che non ci sia umanità fino al momento dell’ “animation[4]“, dell’incarnazione dell’anima. E qui di nuovo, ci fa notare la Morel, distinzioni tra maschi e femmine: Ippocrate parla di 30 giorni per i maschi e 42 per le femmine; Aristotele rispettato per tutto il medioevo e ripreso da San Tommaso d’Aquino ci dice di 40 giorni per i maschi e 90 per le femmine. La Chiesa nel 1234 adotta ufficialmente la dottrina aristotelica[5] rendendo in qualche modo lecito “l’aborto “prima di tale data. Allo stesso tempo Bartolomeo l’Inglese (1230 1240) enuncia l’opinione comune secondo la quale l’anima vada ad abitare il corpo del concepito sia femmina che maschio al 46º giorno (cifra che ha le sue spiegazioni nel simbolismo religioso dei numeri: 46 anni è l’edificazione del Tempio di Gerusalemme, eccetera). Perché abbia vita quindi il feto deve avere animo e forma umani.

Ad oggi la discussione verte comunque su quanto e quando l’embrione possa avere dignità umana e l’aiuto scientifico che porta ad una certa datazione circa il concepimento non ci viene incontro sulle riflessioni etiche che attingono alla nostra personale spiritualità e non si possono nutrire, almeno non solo, di evidenze scientifiche. Nei secoli 17º e 18º i medici utilizzano per descrivere l’embrione ogni tipo di paragone vegetale o animale passando dalle prime settimane in cui assomiglierebbe ad un nuovo piuttosto che ad un fagiolo, ad un seme di frumento, per arrivare qualche mese dopo ad essere mosca, larva, pollo o topo.

Il bambino non può a questo stadio aver ricevuto un’anima e quindi non è grave ucciderlo. Prima di quest’epoca porre fine alla gravidanza non è abortire ma utilizzare una forma contraccettiva perché siamo ancora prima dell’umanizzazione del nascituro. Anche se la contraccezione non è ammessa dal mondo cattolico è comunque meno grave in confronto all’aborto o peggio all’infanticidio arriviamo all’invenzione del microscopio (tra il 17º e il 18º secolo) per sapere che l’ovulo e lo spermatozoo sono parti in causa che permettono al concepimento e alla fine del 18º secolo scienziati medici e teologi concordano sul fatto che l’apparizione della vita e dell’anima sono da adattarsi al momento del concepimento. È da quest’epoca che i medici esortano le madri ad essere attente alla loro salute per assicurare la conservazione del loro frutto fin dagli inizi della gestazione. Nei secoli 19º e 20º la maggior parte degli Stati adottano una legislazione che criminalizza l’aborto dall’inizio della gravidanza nel 1955 Giovanni Paolo II[6] definisce l’aborto come “l’omicidio deliberato e diretto, in qualsiasi modo esso sia effettuato, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza situata tra il concepimento e la nascita”.

Oggi i grandi teologi cattolici specializzati in queste problematiche, come padre Patrick Verspieren[7], sono meno perentori: affermano che l’embrione possiede carattere umano e che quindi lo stato embrionale io rappresenta l’inizio di una vita.

Se la morale qui gioca sovrana, credo che si possa parlare di buona relazione d’aiuto, nel porsi di fronte alla coppia, quando l’operatore, pur mantenendosi saldo dei suoi valori, possa ascoltare l’altro lì dove egli è; pensando di “stare con me” e non di “condurre”. La buona integrazione dei propri valori permette di poter restare anche con quelli lontani, diametrale, senza il terrore che questi possano minare in qualche modo il territorio in cui l’operatore si muove. La metafora viene semplice: per aiutare chi annega devo essere sicuro di dove sto; lo scoglio non scivoloso permette di afferrare una mano tesa.

Se l’origine della gravidanza era incerta così anche il suo termine; il senso comune dava la durata della gravidanza tra i sette e i 10 mesi in funzione della personalità della donna, della vitalità del feto o delle congiunzioni astrali. Oggi le tecniche moderne permettono talora di salvare un prematuro ma non riescono ad arrestarne la nascita.

“Foetus se ipsum paruit”, diceva Ippocrate, nell’era dell’interventismo estremo, rimaniamo impotenti ad osservare una nascita precoce.

Durante la gravidanza: un corpo trasparente.

La donna del tempo una volta riconosciuta ed accettata la gravidanza diviene unica e totale responsabile della bellezza e della conformazione del bambino in arrivo. Tutto ciò che accade alla donna va ad influenzare la buona crescita del nascituro, tutto in bene o in male ha effetto sul feto. L’antica medicina prescriva attenzione a: aria, alimenti e bevande, sonno e veglia, movimento e riposo, escrezioni, emozioni e sensazioni. Alla donna viene quindi consigliato di mangiare e bere sano, di fare un moderato movimento, di dormire bene in breve di fare una vita regolare. Compito dell’entourage della gravida è di occuparsi di creare un’atmosfera adatta ad una vita in formazione. Napoleone nel 1806 consigliava il nipote  Eugenio, la cui moglie attendeva un bambino, di mantenere un clima gioioso in casa, di divertire la consorte. La giovane gravida doveva inoltre evitare gli spaventi, legioni di dispiacere troppo forti, così alla donna viene spesso consigliato di non uscire nelle ore notturne. Anche la vista di alcuni animali ed umani deformi avrebbe potuto trasmettere al feto una malformazione.

La virtù immaginativa delle donne incinta.

Si pensava altresì che pensieri della gravida potessero avere un’influenza sul corpo del feto. Vengono consigliate le visioni di quadri bellissimi rassicuranti come quelli che rappresentavano il bambino Gesù. Per magia i tratti divini si sarebbero ritrovati sul volto del neonato. Così per contro era sconsigliata la visione di quattro statue di martiri o malati.

La credenza della possibilità di “marchiare” il corpo del bambino è ancora viva durante il 20º secolo così come il pericolo di “voglie” insoddisfatte che preferirebbero al tatto la forma del cibo non ottenuto sulla pelle del bimbo (chi non ha mai sentito parlare di macchie di caffè o fragole miracolosamente apparse su glutei o cosce?).

La donna, almeno in questo tempo di attesa, detiene poteri speciali, non doveva essere contrariata, si impone alla comunità una certa benevolenza di fronte ai suoi bisogni, mancanze o infrazioni. In Alsazia non era considerata labbra una donna che cercasse di soddisfare le proprie voglie alimentari. In certi casi la gravida poteva manifestare voglie aberranti attribuite alla potenza dell’utero, considerato come un essere indipendente, avido di sangue, capace di agitarsi, di graffiare e mordere la futura madre. Esistono, a partire dal medioevo, formule magico religiose volte a difendere la futura madre dagli attacchi del suo stesso utero.

Precauzioni minuziose e costrittive: una sorveglianza prenatale?

La futura madre doveva condurre un’esistenza discreta, utilizzare vestiti sobri e non mostrare la rotondità del suo ventre segno dell’atto sessuale compiuto, atto che, essendo carnale, costituiva peccato. Inoltre la donna doveva prendere molte precauzioni per preservare il suo frutto non poteva ad esempio usare collane, cinture o stringhe (incinta: senza cintura) per evitare che il cordone giri intorno al collo del bambino; non dovevi incrociare le gambe per non creare deformità; non doveva assistere ai funerali ed evitare il contatto con la morte.

Anche il colore degli alimenti può segnare il feto; quasi che il ventre materno possa essere paragonato ad un forno che cuoce il piccolo, questi se “ben cotto” sarà roseo e  biondo; il regime alimentare si diceva responsabile anche del sesso del futuro nato.

Un corpo opaco: i procedimenti di divinazione.

La gravidanza è comunque tempo di mistero. In epoca molto antecedente l’ecografia conoscere il sesso del nascituro era un grande desiderio. Non è mai la madre a condurre la “divinatoria” non essendo in grado di giudicare perché parte coinvolta nell’evento. Dall’antichità prende le mosse l’idea che il sesso del nascituro condizioni il carattere della madre e il suo aspetto da “gravida”. Se la donna si alza o oltrepassa la soglia utilizzando la gamba destra sarà certamente un maschio. La femmina è responsabile invece della “maschera gravidica[8]” (le macchie). Infine esiste un legame tra il sesso del bambino che nasce, la luna e il bambino che verrà dopo: se alla nascita ci sarà luna montante il figlio successivo sarà dello stesso sesso.

La paura di generare un mostro.

Nell’antichità alla nascita di una creatura deforme era interpretata come segno della collera degli dei e faceva presagire catastrofi per il futuro. Poco a poco queste nascite sono divenute lo scotto di un peccato commesso dei genitori, il più frequente era il non rispetto dei tempi vietati dalla chiesa che imponeva periodi di astinenza coniugale. Il bimbo nato deforme, subito assimilato ad un mostro, non era battezzato e il suo corpo veniva sepolto in terra non consacrata.

In altri contesti le nascite di creature “mostruose” venivano attribuite a rapporti con animali di cui pastori erano spesso accusati. C’è stato bisogno di molto tempo perché progressi dell’embriologia e della genetica abbiano permesso di dare una spiegazione al concepimento di questi feti anormali.

Da sottolineare come anche oggi esista il senso di colpa dei genitori all’annuncio di anormalità.

Alla nascita l’urgenza del battesimo.

Ogni neonato andava battezzato al più presto nell’urgenza di toglierlo dalla condizione di poter morire non in grazia di Dio. Bisognava assicurargli un posto nella comunità degli uomini così come in paradiso. Se il bambino era nato morto e non poteva essere battezzato era destinato al limbo, una sorta di stato intermedio eterno privo di dolore ma anche di gioia. C’era quindi uno sforzo di battezzare il bambino a tutti i costi addirittura interpretando i sobbalzi post mortem come attimi di vita per poter cospargere il capo del piccolo con l’acqua santa.

Il bisogno comunque di riconoscere questo evento vita, seppur breve, attraverso un rito che quanto meno decretandone la morte, le assicurava l’esistenza e quindi un ruolo genitoriale (a tal proposito si vedano gli studi promossi dall’associazione “CiaoLapo Onlus[9]“). Ben conoscono gli psicoanalisti i residui che lasciano aborti spontanei e non, lasciati inelaborati.

Conclusioni.

I progressi della medicina occidentale hanno permesso di certificare la gravidanza sempre più presto senza dover ricorrere alle sensazioni della donna (1820 stetoscopio, 1930 1940 primi test di gravidanza, 1960 1970 prime ecografie).

Questi progressi hanno di certo modificato l’approccio alla gravidanza da parte dei medici ma anche delle donne che spesso sanno di essere gravide prima di sentirsi incinta.

Altra grande differenza e l’approccio con la morte, un tempo considerata parte pressoché integrante di un percorso, oggi invece allontanata al punto da essere inaccettabile e in accettata dagli stessi operatori che faticano a rapportarsi con essa in questo particolare periodo della donna e della coppia che nell’attesa la donna di un tempo metteva nei rischi la morte in percentuale altissima che riguardasse il concepito o lei stessa.

La gravidanza rimane un periodo di fantasmi desideri; se non crediamo più agli effetti diretti delle “passioni” materne sul feto conosciamo però gli effetti dello stress della madre sul nascituro. La volontà di conoscere il sesso del bimbo prenatale passa da strumenti divinatori a mezzi più scientifici, ma non restano delle incertezze?

Marie France Morel termina la relazione con una domanda che vorrei riproporre: “La gravidanza non è sempre il tempo del mistero?”


Note

[1] Marie-France Morel, “Grossesse, foetus et histoire”, in “La grossesse, l’enfant virtuel et la parentalité”, PUF, prima edizione settembre 2004.

[2] Le hCG (Human chorionic gonadotropin) o gonadotropine corioniche sono degli ormoni prodotti dall’embrione subito dopo l’impianto nell’utero.

Questi ormoni hanno la funzione di evitare i fenomeni di atresia del corpo luteo, che prende il nome di “corpo luteo gravidico”, il quale ha la funzione di produrre progesterone, indispensabile per i fenomeni di decidualizzazione dell’utero, presentano infatti grande omologia di struttura con LH.

La presenza di hCG implica l’avvenuto impianto dell’embrione nella decidua basale e proprio per questo motivo tracce di questi ormoni nell’urina o nel sangue sono utilizzate dai più comuni test di gravidanza nelle prime settimane di gravidanza.

(tratto da Wikipedia)

[3] Ippocrate di Coo o Kos (Coo, 460 a.C. circa – Larissa, prima del 377 a.C.) è stato un medico greco antico, considerato il padre della medicina.

[4] Così nel testo.

[5] All’artistotelismo diede fondamentale Tommaso d’Aquino, che nell’ambito della scolastica cercò di conciliare Aristotele con il cristianesimo. Di fronte all’avanzare dell’aristotelismo arabo, che sembrava voler mettere in discussione i capisaldi della fede cristiana, egli mostrò che quest’ultima non aveva nulla da temere, perché le verità della ragione non possono essere in contrasto con quelle della Rivelazione, essendo entrambe emanazione dello stesso Dio. Secondo Tommaso non c’è contraddizione tra fede e ragione, per cui spesso la filosofia può giungere alle stesse verità contenute nella Bibbia. E proprio grazie alla ragione Aristotele aveva potuto sviluppare delle conoscenze sempre valide e universali, facilmente assimilabili dalla teologia cristiana: ad esempio il passaggio dalla potenza all’atto è una scala ascendente che va dalle piante agli animali, e da questi agli uomini, fino agli angeli e a Dio. Quest’ultimo, in quanto motore immobile dell’universo, ne governa tutti i processi naturali. Le intelligenze angeliche hanno una conoscenza intuitiva e superiore, che permette loro di sapere immediatamente ciò a cui noi invece dobbiamo arrivare tramite l’esercizio della ragione.

Da: wikipedia

[6] GIOVANNI PAOLO II – Evangelium Vitae, Città del Vaticano 1995, n. 58

[7] Padre Patrick Verspieren, gesuita, direttore del dipartimento di etica biomedica del Centro Sevrès (Facoltà gesuita di Parigi).

[8] Si tratta del “cloasma” o “maschera gravidica”, un disturbo della pelle legato ad un aumento della pigmentazione.

[9]CiaoLapo Onlus è una associazione a carattere scientifico e assistenziale che riunisce genitori e professionisti (medici, psicologi, ostetriche) impegnati nella ricerca sulla morte perinatale e nel sostegno psicologico ai familiari in lutto. CiaoLapo è stata fondata da due genitori, entrambi medici a seguito della morte endouterina del loro secondo figlio, allo scopo di fornire ai genitori in lutto un aiuto strutturato e un supporto basato sulle prove di efficacia. www.ciaolapo.it.


Per gentile concessione di Cristina Fiore